BONIEK…UN AUTOGOL
(Commenti, il Direttore) – “Che mazzata per la Polonia e per la nostra Chiesa, un vero autogol”. E’ una frase del calciatore polacco Zibi Boniek, nella foto, (Roma e Juventus). Il campione, romano di adozione, parla da testimone di questi giorni “tristi per la mia Nazione”, del periodo comunista, di Solidarnosc, di Walesa, dei primo passi del papato di Karol Woytila. “L’arcivescovo Stanislaw Wielgus ha rinunciato all’incarico? Ha fatto bene – dice Boniek – era il minimo che poteva fare per salvare il salvabile, il suo è stato un comportamento imperdonabile. La Polonia comunista era questo: non si poteva pensare di far carriera diplomatica o di ricoprire un incarico di rilievo senza l’appoggio del partito. Ma un uomo di Chiesa no, la sua strada l’aveva già scelta. Serve Dio, non il partito. E sapere che l’uomo al quale ti confessi è un agente dei servizi segreti, o che quello che guida la tua anima cede alle umane debolezze, beh fa davvero un brutto effetto”. Soprattutto in una Nazione dove sono cattolici il 99 per cento dei cittadini. Ancora il carissimo amico Boniek: “Quando da calciatore andavo all’estero, tutti sapevano che tra noi c’era almeno uno dei servizi segreti. Qualche tempo fa è stato pubblicato un rapporto sui calciatori-spia: bene, è risultato che io ero inavvicinabile…che soddisfazione. Capitava che qualcuno si avvicinasse, lanciasse dei segnali: ma con me era chiaro subito che non c’era nulla da fare”. E…conclude Zibi: “Per capire cosa fosse il comunismo allora bisogna aver vissuto nella Polonia di quegli anni: non c’era la possibilità di crescere, di migliorare. Può darsi che qualche anziano fedele sia comprensivo, ma un cattolico che ha intelligenza critica non può accettare una cosa del genere: mi dispiace, ma non posso essere tenero con Wielgus. E’ imperdonabile. In vita il Santo Padre Woytila l’arcivescovo non sarebbe mai stato candidato. Bene le sue dimissioni e pure quelle del parroco di Cracovia Janusz Bielanski che aiutò i servizi con le sue informazioni”. Un “Commento”? Non è necessario. Il galantuomo Boniek è stato chiarissimo. La Chiesa sottoporrà ad un esame 144 preti. Per il Nobel Lech Walesa la colpa dello scandalo è dei comunisti: “E’ loro la regia dello scandalo, hanno perso il potere, ora vogliono destabilizzare”. Ed ancora Walesa: “Oggi il Paese è guidato da populisti e demagoghi, io non fui contattato perché ero un operaio”. Continuo con una notizia di Magdi Allam di Corsera. Alla parlamentare di destra, del jet set milanese, Daniela Carnero Santanché, nella foto insieme a Gianfranco Fini, è giunta una lettera minatoria: minacce di morte per la battaglia che la deputata guida contro l’incivile velo delle donne mussulmane. Nel testo, assicura il giornalista Allam, si fa riferimento al regista Theo Van Gogh, assassinato ad Amsterdam, realizzò il film “Submission” nel quale si denuncia lo stato di violenza che subiscono le donne nei paesi mussulmani. La lettera è giunta da Londra nella cassetta postale in Parlamento: dentro la busta due fogli, uno in inglese e l’altro in lingua araba. La Carnero-Santanchè sta vivendo momenti di terrore: le hanno aumentato la scorta. Purtroppo non si può scherzare con certi individui che minacciano: sono capaci di tutto e l’hanno dimostrato in questi ultimi anni di terrore. Mi permetto di fare una osservazione: è giusto continuare ad indebolire, con minacce e veri maltrattamenti, i nostri servizi di sicurezza. Non sarebbe il caso, come avviene in altri parti del mondo, “lavare le mutande in famiglia” invece di sottoporre i nostri 007 ad un vero linciaggio mediatico? Si mediti…perché gli avversari dell’Occidente potrebbero approfittare delle nostre “democratiche” debolezze. Non mi sento di evitare un “Commento” nei riguardi dei mostri di Erba. La moglie (Rosa Bazzi) e il marito (Olindo Romano). Hanno confessato di aver barbaramente ucciso il bambino Youssef Marzouk, la mamma Raffaella Castagna, la nonna Paola Galli Castagna, la vicina di casa di Raffaella, signora Valeria Cherubini. Si è salvato il marito della Cherubini, Mario Frigerio, nonostante il tentativo dell’assassino Olindo di sgozzarlo con un coltello. Due mostri: la Rosa Brazzi ha pure detto: “Il bambino piangeva, mi scoppiava la testa perciò gli ho tagliato la gola”. Che si può dire di fronte ad una così terribile tragedia. La pena di morte? In Italia c’è soltanto l’ergastolo, si spera di non soddisfare l’eventuale richiesta di un controllo psichiatrico per ottenere dai venti ai venticinque anni di carcere: con i condoni potrebbero tornare in libertà tra una quindicina di anni. Il professor Giovanni Bollea, uno dei padri della neuropsichiatria italiana e profondo conoscitore di ogni risvolto della coscienza umana, afferma: “Per carità non chiamateli matti. In questa storia c’è una valenza criminale altissima che si manifesta nell’efferatezza e che non fa parte del raptus patologico”. Dunque: non chiamateli matti, sono criminali. Dovranno vivere in carcere con truffatori, spacciatori, rapinatori, mafiosi, camorristi: tutta gente che sta pagando per i reati commessi. Gente che odia chi uccide bambini. Forse la vita carceraria di Romano & Brazzi sarà una vita di incubi…dovranno controllare bene anche il vitto: il marito di Raffaella, Azouz Marzouk, dice: “Ora che i mostri hanno confessato ho diritto alla mia vendetta”. Un “Commento” ad un’altra allucinante scoperta dei Nas al Policlinico Umberto I di Roma. Fabrizio Gatti racconta, continuando la sua inchiesta sugli ospedali, che, all’Umberto I di Roma, avvenivano anche furti di cornee ai cadaveri: il direttore generale del Policlinico, Ubaldo Montaguti, ha spiegato: “Un anno fa la Procura ci segnalò i rischi e da allora le salme sono scortate da body guard, per evitare che qualcuno li porti nei sotterranei dell’ospedale e rubi i loro occhi, bastano un oculista senza scrupoli e pochi minuti per espiantare le cornee”. Sempre in tal Policlinico romano la camera mortuaria è da mesi chiusa per ordine dei Nas. Negli ospedali di Roma non c’è pace nemmeno dopo l’ultimo respiro. Intendo segnalare, per serietà informativa, che dal Policlinico fioccano le smentite sulla vendita delle cornee. Il ministro Livia Turco, nella foto, nonostante la denuncia dei Nas nei riguardi del 17 per cento degli ospedali, continua a ripetere: “Ci si può fidare delle strutture”. Orbene, io non mi fido!
- 16 Gennaio 2007 - www.alexis.it ©

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